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Un'occasione
unica per raccogliere in un'opera prestigiosa i monologhi
del grande autore; per celebrare la sua straordinaria
inventiva linguistica, il suo ibrido grammelot; per
rileggere i testi in cui felicemente si fondono umorismo
paradossale, satira politica e comicità clownesca, che
attinge alle radici della migliore tradizione dei giullari.
Ogni testo è illustrato con disegni originali di Dario Fo.
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"Il
teatro è la prima forma di espressione del popolo e quindi
tutto quello che l'aristocrazia ha usato del teatro l'ha
preso, l'ha copiato, l'ha rubato proprio al popolo stesso.
Basterebbe guardare il teatro greco originario, per dire
che il teatro popolare ha sempre usato della forma
grottesca, satirica, dello sfottò e anche del lazzo,
perché no, di forma scurrile, per arrivare a sporcare, a
sgonfiare, a rompere la vescica che il padrone ha cercato
sempre di pompare".
Dario
Fo
"In
questi ultimi anni, molto è cambiato anche per il mio
ruolo nella critica e nella discussione dei testi che Dario
propone. Inizialmente, portavo, molto timidamente, le mie
osservazioni e lui replicava: "Aspetto il pubblico,
forse hai ragione, ma vediamo col pubblico". Poi dopo
la verifica col pubblico, di solito doveva ammettere:
"Porco Giuda, hai ragione! " Perché succede
così? Credo che sia per il fatto che io sono nata in
teatro e quindi il senso del taglio teatrale, l'intuire il
giusto ritmo di una scena, lo stringere un pezzo mi sono
naturali come bere e mangiare. Nel teatro di Dario io ho
avuto, da sempre e sempre più, un ruolo di collaborazione,
di controllo critico".
Franca
Rame
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