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Storia del cinema mondiale. III. L'Europa. Le cinematografie nazionali

 
Storia del cinema mondiale. III: 
L'Europa Le cinematografie nazionali a cura di Gian Piero Brunetta

Gian Piero Brunetta è ordinario di Soria e critica del cinema all'università di Padova Fra i suoi molti saggi ricordiamo: Forma e Parola nel Cinema (Mursia, 1970), Nascita del racconto cinematografico (Patron, 1974), Cent'anni di cinema italiano (Laterza, 1995)

Grandi Opere 2 tomi di complessive pp.1726, con 98 illustrazioni fuori testo 
L. 220.000

In preparazione: IV. Africa, Americhe, Asia e Oceania
 
I libri delle settimane passate
 
Storia del teatro moderno e contemporaneo. II. Il grande teatro borghese
Enciclopedia della musica
Storia del cinema mondiale. III. L'Europa. Le cinematografie nazionali
Bestiario Italiano
Il Flauto Magico Wolfgang Amadeus Mozart Regia, scene e costumi di Davide Pizzigoni
 
Dario Fo, Teatro
 
Chopin. Signori, il catalogo è questo!  
 

 

 
Storia del cinema mondiale. III. L'Europa. Le cinematografie nazionali
 

Esce il terzo volume della Storia del cinema dedicato alle cinematografie di ciascun paese europeo. Se nel primo volume venivano affrontati i passaggi storici e culturali, le fasi stilistiche e i processi industriali del cinema nel Vecchio Continente, e il secondo narrava la grande epopea americana, questo terzo porge al lettore un quadro ampio e articolato degli sviluppi, dei caratteri e delle identità delle singole cinematografie nazionali dell'Europa.

 

Alla metà del Settecento nasce un nuovo genere teatrale, il dramma borghese. Nasce con Diderot e con Goldoni, e raggiunge l'apice del suo sviluppo un secolo e mezzo più più tardi, con Ibsen. A partire da Diderot, la borghesia comincia imporre la propria drammaturgia imponendo prima di tutto il proprio spazio. Lo spazio scenico viene così a identificarsi con la casa borghese, e al suo interno con salotto. Gli spazi t

"Non ci si è lasciati ancora alle spalle i baracconi ambulanti e già il cinema punta al cuore della città: le nuove sale urbane fanno corpo con l'habitat, diventano punti di riferimento luminoso del paesaggio quotidiano. Le prime sale cittadine si chiamano Iride, Lux, Radium, Cristallo, Smeraldo, Astra... Il primo cinematografo Splendor è torinese e viene aperto in via Roma da Michele Sala nel 1898. I nomi sono esche e le radiazioni che emettono, fluidi galvanici e magnetici. Oltre che per la radianza e il disporsi nel tessuto urbano come piccole costellazioni, le sale sembrano simili alla deamicisiana "carrozza di tutti" in quanto vi trovano posto fianco a fianco, rappresentanti di tutte le classi sociali ed età. In prevalenza, e con l'eccezione dei programmi pruriginosi delle "serate nere", il pubblico è composto da donne, ragazzi e bambini".

Gian Piero Brunetta Cinema muto italiano

"Ecco una maestrina che insegna a una bambina uzbeka a suonare il pianoforte; un coro da scolarette canta all'unisono sotto la direzione di una donna; altre donne si lanciano con il paracadute, guidano trattori, marciano energicamente nelle parate sportive al suono di marce trionfali che glorificano il paese dei Soviet. Poi, lentamente, lo spazio filmico si restringe sempre più verso il centro, dove una donna consegna alla figlioletta un libro e le indica di andare là dove questo libro conduce, nelle città dove abita "il più saggio tra i saggi, il più giusto tra i giusti". La donna indica aria figlia la strada e lo spettatore vede Mosca, il Cremlino, il Palazzo dei Congressi e poi Stalin sulla tribuna. Solo allora cominciamo a capire chi è il padre di questa enorme famiglia chi ha fecondato questo sterminato harem di donne felici e fertili, e lo capiamo perché è Stalin l'unico uomo del film (...) Da questo momento, Stalin compare soltanto circondato da donne e ad ogni inquadratura che lo ritrae con loro segue immancabilmente l'inquadratura di un neonato o di una neonata".

Natal'ia Nusinova, Cinema sovietico del totalitarismo: gli anni trenta

"La ragazza e una ballerina e il suo lavoro include il conflitto tra movimento e immobilità, tra il dinamismo carico di vita e la morte misera. Al fine del film s'incontrano per la prima volta vita privata e vita pubblica, vita e arte. Un altro uomo, forse già sentito come nuovo compagno, sta dietro le quinte mentre la donna balla - un altro allontanamento, e ci troviamo davanti un'immagine fondamentale di tutto il cinema: la pura arte diventa arte di vivere".

Peter Von Bagh, Cinema in Finlandia, Norvegia e Svezia: gli anni quaranta e cinquanta

 

 
 
 
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