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Alla metà del Settecento nasce un nuovo genere teatrale, il dramma borghese. Nasce con Diderot e con Goldoni, e raggiunge l'apice del suo sviluppo un secolo e mezzo più più tardi, con Ibsen.
A partire da Diderot, la borghesia comincia imporre la propria drammaturgia imponendo prima di tutto il proprio spazio.
Lo spazio scenico viene così a identificarsi con la casa borghese, e al suo interno con salotto. Gli spazi
t
"Non
ci si è lasciati ancora alle spalle i baracconi ambulanti
e già il cinema punta al cuore della città: le nuove sale
urbane fanno corpo con l'habitat, diventano punti di
riferimento luminoso del paesaggio quotidiano. Le prime
sale cittadine si chiamano Iride, Lux, Radium, Cristallo,
Smeraldo, Astra... Il primo cinematografo Splendor è
torinese e viene aperto in via Roma da Michele Sala nel
1898. I nomi sono esche e le radiazioni che emettono,
fluidi galvanici e magnetici. Oltre che per la radianza e
il disporsi nel tessuto urbano come piccole costellazioni,
le sale sembrano simili alla deamicisiana "carrozza di
tutti" in quanto vi trovano posto fianco a fianco,
rappresentanti di tutte le classi sociali ed età. In
prevalenza, e con l'eccezione dei programmi pruriginosi
delle "serate nere", il pubblico è composto da
donne, ragazzi e bambini".
Gian
Piero Brunetta Cinema muto italiano
"Ecco
una maestrina che insegna a una bambina uzbeka a suonare il
pianoforte; un coro da scolarette canta all'unisono sotto
la direzione di una donna; altre donne si lanciano con il
paracadute, guidano trattori, marciano energicamente nelle
parate sportive al suono di marce trionfali che glorificano
il paese dei Soviet. Poi, lentamente, lo spazio filmico si
restringe sempre più verso il centro, dove una donna
consegna alla figlioletta un libro e le indica di andare
là dove questo libro conduce, nelle città dove abita
"il più saggio tra i saggi, il più giusto tra i
giusti". La donna indica aria figlia la strada e lo
spettatore vede Mosca, il Cremlino, il Palazzo dei
Congressi e poi Stalin sulla tribuna. Solo allora
cominciamo a capire chi è il padre di questa enorme
famiglia chi ha fecondato questo sterminato harem di donne
felici e fertili, e lo capiamo perché è Stalin l'unico
uomo del film (...) Da questo momento, Stalin compare
soltanto circondato da donne e ad ogni inquadratura che lo
ritrae con loro segue immancabilmente l'inquadratura di un
neonato o di una neonata".
Natal'ia
Nusinova, Cinema sovietico del totalitarismo: gli anni
trenta
"La
ragazza e una ballerina e il suo lavoro include il
conflitto tra movimento e immobilità, tra il dinamismo
carico di vita e la morte misera. Al fine del film
s'incontrano per la prima volta vita privata e vita
pubblica, vita e arte. Un altro uomo, forse già sentito
come nuovo compagno, sta dietro le quinte mentre la donna
balla - un altro allontanamento, e ci troviamo davanti
un'immagine fondamentale di tutto il cinema: la pura arte
diventa arte di vivere".
Peter
Von Bagh, Cinema in Finlandia, Norvegia e Svezia: gli anni
quaranta e cinquanta
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