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Storia del teatro moderno e contemporaneo. II. Il grande teatro borghese

 
Storia del teatro moderno e contemporaneo.
II. Il grande teatro borghese Settecento - Ottocento
Diretta da Roberto Alonge e Guido Davìco Bonino

Roberto Alonge insegna Storia del teatro presso l'Università di Torino. Fra le sue più recenti pubblicazioni, ricordiamo Ibsen. L'opera e la fortuna scenica (Le lettere, 1995). 

Guido Davico Bonino è nato a Torino nel 1938. È professore di Storia del teatro all'Università della sua città. Collabora con il quotidiano "La Stampa" e con la RAI.

 
I libri delle settimane passate
 
Storia del teatro moderno e contemporaneo. II. Il grande teatro borghese
Enciclopedia della musica
Storia del cinema mondiale. III. L'Europa. Le cinematografie nazionali
Bestiario Italiano
Il Flauto Magico Wolfgang Amadeus Mozart Regia, scene e costumi di Davide Pizzigoni
 
Dario Fo, Teatro
 
Chopin. Signori, il catalogo è questo!  
 

 

 
Storia del teatro moderno e contemporaneo. 
II. Il grande teatro borghese
 

Dopo il volume dedicato alla nascita del teatro moderno, la Storia del teatro moderno e contemporaneo esplora i secoli che videro il teatro seguire di pari passo, in tutta Europa, lo sviluppo della nuova classe egemone: la borghesia. Seguiamo, con Roberto Alonge, il percorso che portò alla nascita di un nuovo genere, il "dramma borghese", sintesi inedita dei secolari generi della tragedia e della commedia, destinato a interpretare le ambizioni, i sogni, i fantasmi della classe sociale in ascesa.

 

Alla metà del Settecento nasce un nuovo genere teatrale, il dramma borghese. Nasce con Diderot e con Goldoni, e raggiunge l'apice del suo sviluppo un secolo e mezzo più più tardi, con Ibsen. A partire da Diderot, la borghesia comincia imporre la propria drammaturgia imponendo prima di tutto il proprio spazio. Lo spazio scenico viene così a identificarsi con la casa borghese, e al suo interno con salotto. Gli spazi teatrali di Goldoni, suo contemporaneo, sono a prima vista ancora vuoti, ma rappresentano un anello di transizione rispetto agli spazi aperti della drammaturgia secentesca; tuttavia anche lo spazio dell'interno goldoniano si arricchisce qualche volta di una connotazione capitale, quella delle porte. Il luogo deputato alla conversazione viene delimitato da precise e determinate zone di passaggio, paletti che dovrebbero garantire la riservatezza e l'autonomia di un territorio vitale. Solo con lbsen il salotto svela perfettamente la sua natura doppia e ambigua. Per un verso è la stanza in cui la famiglia riceve gli ospiti, luogo dunque delle relazioni sociali all'interno della casa borghese; ma, per un altro, evidenzia la sua caratteristica di territorio privato, vero cuore della casa vista come luogo dell'intimo. Se i protagonisti di Shakespeare e di Molière possono muoversi e par lare ovunque, anche in uno spazio pubblico, i protagonisti di lbsen possono stare solo nelle loro case. Con lbsen il salotto borghese svela inoltre una rete di intrecci pericolosi: le porte sono fatte per garantire l'intimità, ma possono anche aprirsi a orecchie indiscrete. Tutto il teatro borghese dell'Ottocento è traboccante di spazi insidiati, di muri e di porte che hanno orecchie...Ma torniamo a Diderot: a ben vedere egli istituisce non solo una grammatica, ma anche una sintassi del dramma borghese, una modalità di tessitura dei fili che vengono a comporre il contenuto drammaturgico. Diderot ordisce in maniera nuova uno sviluppo saldo e sicuro di amore e denaro: i soldi si aggrovigliano e si confondono con i sentimenti, ma veicolano comunque una precisa etica mercantile, dall'accento inconfondibilmente borghese. Anche dal punto di vista dei contenuti siamo solo al primo gradino di una scala lunga, che arriva alla fine dell'ottocento, a quell'Ibsen che abbiamo individuato come il punto più alto della civiltà teatrale borghese. Prima di Ibsen il pubblico europeo va a teatro per compiere un rito mondano, e contemporaneamente per gusto di evasione e di intrattenimento. Con Ibsen avviene un primo decisivo rovesciamento: il teatro diventa lo specchio critico della società. Nei suoi drammi egli introduce una sorprendente novità formale, "la discussione": sprofondati comodamente in divani e poltrone, i suoi personaggi analizzano i problemi, parlano liberamente, sono più disponibili a dire l'indicibile, a trasformare il racconto in confessione. Di lì a poco Freud farà stendere i suoi clienti della borghesia viennese sul lettino. 

 

 
 
 
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